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Il piede organo riflessologico

 

La Pelle è il più esteso organo di senso, e la pianta del piede presenta la maggiore concentrazione di terminazioni nervose sensitive, sia esterocettive che propriocettive, rispetto a qualsiasi altra parte del nostro corpo. (fig. 137)

Ma ricordiamo per un attimo cos’è la sensibilità. È la capacità di avvertire sensazioni sia spontanee che prodotte da stimoli somatici superficiali (esterocettivi), profondi (propriocettivi) o viscerali(enterocettivi).

Fig. 137. Rappresentazione schematica della cute e dei suoi annessi:

1. epidermide: strato corneo - 2. epidermide: strati basale, spinoso e granuloso 3. derma - 4. ghiandola sudoripara - 5. apparato pilosebaceo - 6. follicolo pilifero - 7. ghiandola sebacea associata al follicolo pilifero - 8. muscolo erettore del pelo - 9. fusto del pelo - 10. vasi venosi e arteriosi cutanei - 11. nervo cutaneo.

 
E cosa sono le sensazioni? Si distinguono in oggettive e soggettive. Le oggettive sono il riconoscimento degli stimoli; le soggettive sono sensazioni spontanee inusuali a contenuto quantitativo o qualitativo abnorme. La sensibilità superficiale presenta 3 differenti modalità somestesiche: tattile, termica e dolorifica superficiale per lo più puntoria, ciascuna mediata da specifici recettori, ed è somatotopicamente trasmessa.La sensibilità profonda comprende una sensibilità al movimento (cinestesia) e alla posizione dei segmenti corporei (batestesia), alla pressione e al peso (barestesia), alla vibrazione (pallestesia), ed una sensibilità dolorifica profonda. Si definisce sensibilità complessa l’attivazione contemporanea di diverse sensibilità somestesiche.

Fig. 138

Si parla allora di sensibilità epicritica cioè discriminazione spaziale di 2 stimoli, di grafestesia o dermolessia, cioè riconoscere simboli grafici; di stereoestesia o stereognosia, percepire dimensione e forma tridimensionale.

I recettori sensitivi si dividono in:

- Meccanocettori (corpuscoli di Meissner, bulbi di Krause, corpuscoli di Pacini, di Ruffini, dischi di Merkel…)

- Termocettori (ramificazioni di singoli assoni)

- Nocicettori: digitazioni assoniche libere di classe Ad (o III) o C (o IV)

Le vie della trasmissione dello stimolo sensitivo sono il Sistema lemniscale o spino-bulbo-talamico, il Sistema spinotalamico (via neo-spinotalamica e paleospinotalamica), ed il Sistema trigeminale. L’esplorazione clinica della sensibilità presenta modalità di analisi e valutazione diverse a seconda del tipo di sensibilità analizzata. La sensibilità esterocettiva si valuta con paziente ad occhi chiusi, collaborante, non affaticato, in silenzio, nei seguenti modi:

- Tattile utilizzando i peli di von Frey o cotone o il dito

- Dolorosa superficiale con la punta di un ago

- Termica utilizzando provette di metallo con acqua riscaldata (40°) e fredda (5°)

La sensibilità propriocettiva si valuta nei seguenti modi:

- Senso di posizione e cinestesia: riconoscimento e riproduzione della posizione delle dita o dell’alluce

- Pallestesia: diapason a do 128Hz

- Dolorosa profonda: pressione su globi oculari o tendine di Achille

L’analisi clinica delle sensibilità complesse, invece, consiste nella

- Discriminazione dei 2 punti (epicritica) col compasso di Weber

- Simultaneognosia (estinzione sensitiva)

- Topognosia (localizzazione dello stimolo ad occhi chiusi)

- Grafestesia (riconoscimento di lettere e numeri)

- Stereognosia (riconoscimento di forme e dimensioni ad occhi chiusi con le mani)

Alla luce di questo breve e schematico memento di neurologia, possiamo sicuramente affermare che il piede è senz’altro un organo sensitivo, e, siccome gli stimoli sensitivi attivano le vie nervose riflesse, possiamo anche affermare che è un organo riflessologico.

La riscoperta della riflessologia si deve, pur essendo una pratica empirica antichissima, a Pehr Henrik Ling, che nella seconda metà del 1800 notò come certi dolori provenienti da alcuni organi si riflettevano in zone cutanee molto lontane da tali organi. Il dottor Fitzgerald, otorinolaringoiatra statunitense, approfondì poi le ricerche di Pehr Henrik Ling e si accorse che, premendo su talune zone del corpo, poteva fare a meno della cocaina, allora utilizzata come anestetico. È sua l’ideazione della cosiddetta “terapia zonale”. Nell’aprile del 1934 compare un articolo nel quale viene indicato come “lo scopritore della terapia zonale”.

Fig. 139

Fitzgerald iniziò nel 1902 a praticare tale terapia, lavorando sulle mani del paziente, esercitando soprattutto una pressione mediante un assortimento di ausili tecnici. L´idea base contenuta nell´articolo può essere così sintetizzata: il corpo umano è diviso in 10 zone, 5 collegate al lato sinistro e 5 collegate al lato destro. Le zone di sinistra collegano unicamente le parti del copro che si trovano a sinistra, e gli organi collegati a destra hanno la loro corrispondenza soltanto nelle zone riflesse del lato destro. Un disturbo all´occhio sinistro potrà quindi essere curato massaggiando la zona riflessa del piede sinistro. Nel 1917 scrisse un libro che non ebbe molto successo fra la classe medica. Fu poi il dott. Joe Shelby Riley che ritenne il contenuto di tale libro valido a tal punto da convincere una terapista del suo staff, Eunice Ingham, ad approfondire tale metodica. Fu quest’ultima infatti a mettere a punto il modo di massaggiare tali zone riflesse ed elaborò una visione pratica della terapia, puntando sul perfezionamento di una metodica incentrata sul massaggio riflessologico. (fig. 138) Per la Ingham la riflessologia divenne quasi un’ossessione, a tal punto che incominciò ad approfondire personalmente tale disciplina, esplorando le estremità alla ricerca delle parti più sensibili, per poi metterle in relazione con l’anatomia del corpo. La Ingham ebbe il grande merito di spostare l’interesse sul piede, ugualmente efficace ma molto più sensibile delle mani, sulle quali invece il Fitzgerald aveva concentrato la propria attenzione. Fu così che agli inizi degli anni ‘30 iniziò a diffondersi la teoria della riflessologia del piede. La Ingham ebbe molti allievi anche provenienti dall’Europa; i più famosi sono stati: Doreen Bayly (Inghilterra) e Hanna Marquardt (Germania).

Riscoperta solo nel XIX secolo, la riflessologia plantare era in realtà praticata fin dalla più remota antichità. È fondato pensare che già circa 5000 anni fa in India e in Cina fosse noto un trattamento terapeutico che si basava sulla pressione di punti particolari situati sui piedi. Veniva utilizzato a scopo preventivo e diagnostico. Ma c´è di più: la diffusione di questo massaggio è provata storicamente da un dipinto murale egizio in cui sono raffigurati due terapeuti che stanno eseguendo un trattamento riflessologico sui piedi. Tale dipinto, rinvenuto nella tomba di un medico, è datato 4300 anni fa. (fig. 139)

Riscoperta solo nel XIX secolo, la riflessologia plantare era in realtà praticata fin dalla più remota antichità. È fondato pensare che già circa 5000 anni fa in India e in Cina fosse noto un trattamento terapeutico che si basava sulla pressione di punti particolari situati sui piedi. Veniva utilizzato a scopo preventivo e diagnostico. Ma c´è di più: la diffusione di questo massaggio è provata storicamente da un dipinto murale egizio in cui sono raffigurati due terapeuti che stanno eseguendo un trattamento riflessologico sui piedi. Tale dipinto, rinvenuto nella tomba di un medico, è datato 4300 anni fa. (fig. 139)

Antica tecnica orientale, la riflessologia plantare consiste in un massaggio mirato che agisce stimolando le zone riflesse del corpo situate nei nostri piedi.

Il nostro piede è considerato anche il cuore periferico ed è proprio attraverso la sua stimolazione che si rende possibile una buona circolazione che restituisce la naturale attività muscolare ed energetica agli organi che,per cause di varia natura, possono subire un affaticamento. Inoltre, la riflessologia plantare ha una grande azione benefica sul sistema neurovegetativo aiutando in tutte quelle forme di depressione, ansia o insonnia, in quanto mette in moto le endorfine o “ormoni della felicità”, migliorando il rendimento della giornata e la qualità del sonno. (fig. 140)

Fig 140

Utile per il trattamento delle contratture muscolari causate dalle continue tensioni o posizioni errate che gravano prevalentemente sulla colonna vertebrale con conseguenti dolori cervicali, dorsali, lombari ed anche cefalee. È indicata per tutti i problemi intestinali, colon irritabile, gonfiori addominali, ecc., sintomi tipici di troppo stress accumulato. È inoltre indispensabile per tutti quei disturbi degli arti inferiori, pesantezza, gon- fiori, ritenzione idrica, ecc., in quanto ha un’azione altamente drenante favorendo il ritorno venoso.

 

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