|
La disfunzione somatica è definita come l’alterata funzione dei componenti del sistema somatico: ossa, articolazioni, strutture miofasciali e relativi elementi vascolari, linfatici e neurologici. Tale definizione è stata coniata nell’Hospital Adaptation of the International Classification of the Disease, 2nd ed. 1973. Si legge ancora in tale pubblicazione che la Disfunzione somatica può essere la conseguenza di eventi traumatici diretti o di traumatismi indiretti, nei vari distretti. I criteri diagnostici per identificare la Disfunzione somatica sono 3:
“A” (Asymmetry) Asimmetria delle parti strutturali e funzionali del sistema muscoloscheletrico (es. altezza delle spalle, funzione della gabbia toracica, altezza del bacino…)
“R” (Range) Range di movimento di un’articolazione, di una serie, di un distretto muscoloscheletrico. Il range di movimento può essere alterato perché aumentato o diminuito (più frequentemente diminuito) ed è valutato con movimenti passivi e attivi.
“T” (Texture) Consistenza dei tessuti molli del sistema muscoloscheletrico (pelle, fasce, muscoli, legamenti…) valutata con l’osservazione e test palpatori.
Tutte le altre pubblicazioni medico-scientifiche che si sono interessate, dal 1973 ad oggi, delle sindromi disfunzionali dell’apparato locomotore, hanno continuato sulla strada di quanto esposto nella predetta pubblicazione, soprattutto considerando come causa determinante l’insorgenza di tali sindromi i traumatismi diretti o indiretti dell’apparato locomotore stesso. Altro cardine delle conoscenze ortopediche è il considerare il muscolo striato, quindi superficiale, capace di svolgere contemporaneamente sia la funzione tonica antigravitazionale, sia la funzione fasica dinamica. Viene tutt’oggi definita funzione statica, la capacità che il nostro organismo possiede di mantenere un assetto ortostatico e bipede; funzione dinamica, la capacità che il nostro corpo ha di organizzare movimenti finalizzati e coordinati per lo svolgimento di un’azione. Quindi ancora oggi si è convinti che alla base del tono e del movimento ci sia soltanto l’attività di un muscolo. Nel muscolo striato quindi esiste, come comunemente viene scritto nei libri di fisiologia umana, una componente tonica profonda, rappresentata dalle fibre rosse del muscolo stesso, ricche di mioglobina, ed una componente fasica superficiale, rappresentata dalle fibre bianche presenti negli stessi fasci muscolari. La posizione statica del nostro corpo, inoltre, detta postura, viene definita come “la capacità che il nostro corpo ha di mantenere la verticale di gravità, o baricentro, all’interno del poligono di appoggio.” ( Borrelli-1680 / Weber-1994 ) I miei studi sulla postura dell’uomo e sulla interpretazione delle variabili che la postura umana esprime, cominciati circa 13 anni fa, mi hanno portato ad elaborare delle ipotesi fisiopatologiche completamente diverse dalle convinzioni tutt’oggi presenti nel mondo medico, anche accademico. Tali ipotesi sono state poi sperimentate ed hanno ottenuto, negli anni, una chiara ed innegabile conferma sperimentale. Partiamo dalla mia definizione di postura: “Atteggiamento architettonico tridimensionale che il nostro corpo assume nello spazio, in relazione alle leggi che regolano il nostro universo, prima fra tutte, la forza di gravità”.
Tale definizione sottende scenari di analisi e di comprensione della “postura umana”, sicuramente diversi dalla precedente definizione, consentendoci di identificare una funzione ben precisa, svolta, come avviene per tutte le funzioni del nostro organismo, da un tessuto e/o da un apparato specifico e specializzato. La nostra postura, bipede ed ortostatica, non è una funzione “statica”, termine che sottende un concetto di passività, ma è l’espressione dell’attivazione della funzione antigravitazionale del nostro organismo. Una funzione indispensabile e continua svolta quindi da un tessuto appositamente selezionato e capace di mantenere la sua funzione attivata 24 ore su 24. Trattasi quindi di un tessuto che ha necessità di un metabolismo anaerobico, che non vada incontro ad acidosi metabolica e stanchezza, che sia resistente all’accorciamento, visto che la forza di gravità agisce sul nostro corpo dall’alto verso il basso, e funzioni in modo automatico ed involontario, visto che il rapporto con la forza di gravità è inevitabile. Il muscolo striato non possiede nessuna di queste caratteristiche fisico-metaboliche, né nella sua quota rossa, né nella sua quota bianca. Anzi l’espressione della attivazione della funzione muscolare è la contrazione con accorciamento delle sue fibre, non la resistenza all’acorciamento. L’attivazione del sistema tonico delle fibrocellule muscolari rosse va, quindi, nello stesso verso in cui agisce la gravità. Come può allora contrastarla? Alla luce di queste considerazioni, secondo me, il vero tessuto antigravitazionale del nostro corpo è il tessuto connettivo, nelle sue varie espressioni: tendini, legamenti, capsule articolari, fasci fibrosi intra ed extra articolari, fasce, aponeurosi, nonché periostio ecc.. È questo tessuto che organizza l’architettura tridimensionale di ogni singola articolazione, con capi articolari ossei tenuti alla distanza necessaria per l’espletamento della più vasta ed ampia gamma di movimenti tipici di ogni nostra articolazione; organizza le ampiezze delle nostre cavità, toracica, addominale e craniale, nonchè gli spazi e le posizioni di ogni singolo viscere all’interno di tali cavità. Le fasce, inoltre, collegano i visceri al quadro muscolo-scheletrico. Per questo la disfunzione di un organo, con fenomeno di congestione o di sclerosi, modifica con il suo peso o la sua retrazione, il suo sistema di sospensione fasciale. Il viscere alterato può essere, quindi, una delle cause di alterazione della forma dell’assetto ortostatico dell’intero organismo, con perdita di mobilità e motilità anche di alcune strutture articolari. Si pensi ad esempio alla postura che assume una donna in gravidanza, magari al nono mese di gestazione; alla postura di un enfisematoso con broncopneumopatia cronica ostruttiva; alla postura di un ascitico. D’altra parte Sherrigton e collaboratori, gruppo di neurofisiologi inglesi che hanno codificato le modalità di attivazione della nostra funziona antigravitazionale compiendo esperimenti su animali decerebrati agli inizi del 1900, hanno dimostrato che perché un mammifero possa reggersi eretto rispetto ad una qualsiasi base di appoggio, è necessaria l’attivazione di meccanocettori sensitivi sensibili alla pressione presenti nelle sue estremità. Per l’uomo ci deve essere l’attivazione della sensibilità pressoria percepita dalla cute della pianta dei piedi attraverso i suoi meccanocettori specifici. Orbene, in fisiologia umana, ogni tessuto è specifico per la funzione che svolge, ed ogni funzione viene attivata e svolta dal suo tessuto specifico. Nell’ambito delle funzioni neurorecettoriali, poi, tali specificità anatomo funzionali sono ancora più chiare, innegabili ed ineludibili. Mi spiego, se l’attivazione del tono capace di mantenere il nostro organismo in postura antigravitazionale parte dalla percezione pressoria di alcuni recettori neuronali periferici presenti nella cute, lo svolgimento di tale funzione avviene attraverso l’arrivo di tale percezione ad altri corpuscoli neuronali sensitivi, identici ai primi, presenti nel tessuto che di fatto sviluppa tale funzione tonica. Soltanto il tessuto connettivo possiede meccanocettori pressori simili a quelli presenti nella cute, e questo avvalora ulteriormente la mia intuizione. Schematizzando posso affermare che: - il tessuto connettivo del nostro organismo non è tessuto amorfo di riempimento, ma è il solo tessuto che possiede l’intelligenza ed il controllo dell’architettura tridimensionale di tutto il nostro organismo, sia nelle sua interezza, che di ogni singolo segmento, non escluso lo spazio che ogni singolo organo e apparato deve occupare in relazione spaziale e di contatto con gli altri, contigui e continui - il tessuto connettivo, è l’unico a svolgere a tempo pieno l’attività antigravitazionale che ci permette l’ortostasi, per tre motivazioni essenziali: a) non va incontro ad acidosi metabolica, e quindi può lavorare 24 ore su 24, b) la sua attività si esprime come resistenza all’accorciamento, c) è l’unico tessuto interno che possiede dei meccanocettori sensibili alla pressione ed alla trazione, simili a quelli presenti nella cute. Le soluzioni adottate dal nostro organismo, per lo svogimento delle sue funzioni, sono economiche, poiché lo schema di funzionamento fisiologico è confortevole. La selezione naturale, che dirige l’evoluzione della vita, ha preferito il massimo risultato con la minore spesa energetica possibile. In condizioni di perfetta normalità, quindi, il nostro organismo tende a mantenere un completo equilibrio psico-fisico-metabolico-emozionale con sé stesso, con gli altri individui e con il mondo che lo circonda, mantenendo la minore spesa energetica possibile e l’assenza di sintomi. Sopravvive meglio e si moltiplica più facilmente, la specie che raggiunge un ottimale ed economico compenso con l’ambiente e le sue leggi, strutturando e selezionando organi ed apparati e tessuti che possano garantire tali funzioni. In termini di osservazione della postura bipede ed ortostatica dell’uomo da fermo, in una situazione di perfetta normalità, raccomandando al paziente di restare un attimo in piedi nella sua posizione più comoda, con spalle rilassate e con sguardo rivolto dritto davanti a sé, dovremmo avere l’attivazione del solo sistema di stabilizzazione verticale antigravitazionale. Nessun’altra struttura selezionata per una funzione dinamica (muscoli superficiali) dovrebbe essere attivata (contratta). Un organismo che sia in perfetta fisiologia non può, in queste condizioni, presentare asimmetrie corporee o disposizioni spaziali anomale a carico di cingoli e/o di articolazioni in genere. Se dovessimo osservare ad esempio una asimmetria del cingolo scapolare, con una spalla più alta della controlaterale, dovuta a maggiore tensione del muscolo trapezio omologo alla spalla più alta, siamo autorizzati a pensare che, in quel momento ed in quella specifica condizione, l’asimmetria causata dall’ipertono di un muscolo dinamico rispetto al tono dello stesso muscolo controlaterale, è dovuta al reclutamento di tale muscolo per la funzione antigravitazionale. In altre parole quel trapezio in ipertono sta vicariando la funzione antigravitazionale di un pezzetto di sistema di stabilizzazione verticale, connettivale, che non lavora a pieno ritmo e non riesce a svolgere correttamente la sua funzione. Come per la respirazione abbiamo inventato e codificato i muscoli respiratori accessori, così potremmo de- finire quel trapezio muscolo antigravitazionale accessorio. Come i muscoli respiratori accessori entrano in funzione al posto del diaframma anelastico e bloccato, incapace di svolgere la sua funzione di contrazione e rilasciamento per attivare la fase inspiratoria ed espiratoria della funzione polmonare respiratoria, funzione egemonica ed irrinunciabile per il nostro organismo; così i muscoli antigravitazionali accessori vengono reclutati dal comparto dinamico e messi a vincere la forza di gravità ed a mantenere l’ortostasi, anche questa funzione egemonica ed irrinunciabile per il nostro organismo, quando il sistema tonico antigravitazionale non è in grado da solo di svolgere tale funzione. Come una respirazione diaframmatica ed intercostale è perfettamente fisiologica, economica ed asintomatica, ed una respirazione apicale dovuta a contrazione dei muscoli accessori è invece non fisiologica, dispendiosa e spesso provoca sintomi ed addirittura alterazioni morfo-strutturali del torace; così l’ortostasi dovuta alla funzione esclusiva del sistema tonico di stabilizzazione verticale è fisiologica, economica ed asintomatica, e l’ortostasi mantenuta anche con l’ausilio dei muscoli statici accessori è non fisiologica, dispendiosa e sempre provoca alterazioni architettoniche nell’assetto tridimensionale dell’intero organismo, spesso causa di sintomi osteo-articolari e muscolari. Notare asimmetrie corporee ed alterazioni della spazialità architettonica delle articolazioni, nonché la presenza di muscoli superficiali dinamici tenuti in contrazione cronica, spesso in modo asimmetrico lungo le catene muscolari dinamiche, identifica un cattivo funzionamento del sistema antigravitazionale. È come se quest’ultimo debba chiedere aiuto ai muscoli dinamici per svolgere la sua funzione ortostatica inevitabile. Il problema può essere organico, alterazioni anatomo-istologiche delle varie strutture che compongono l’apparato muscolo-scheletrico, oppure funzionale, con un apparato muscolo-scheletrico anatomo-istologicamente sano, ma mal-funzionante. L’insorgere di sindromi disfunzionali dell’apparato locomotore o disfunzioni somatiche, non è dovuta a traumatismi diretti e/o indiretti sull’apparato stesso, ma a cattive informazioni neurorecettoriali sensitive provenienti dalla periferia. Tutte le contratture muscolari croniche monolaterali di muscoli dinamici pari, in assenza di movimento, ed in assenza di patologie organiche, sono dovute ad alterazioni funzionali del sistema tonico posturale di stabilizzazione verticale. La postura dell’uomo è la risultante di due funzioni comportamentali: 1) sorreggere il capo ed il corpo contro la forza di gravità ed altre forze esterne 2) mantenere il centro della massa corporea allineato ed equilibrato all’interno della base di appoggio al suolo. In posizione statica risultano attivati essenzialmente i riflessi vestibolo-cervicali e vestibolo-spinali che mantengono il capo in posizione verticale rispetto alla forza di gravità, i riflessi cervicali e spinali inoltre agiscono in modo sinergico sul collo ed in modo antagonista sugli arti. Afferenze vestibolari e cervicali convergono a livello dei nuclei vestibolari e dei neuroni propriospinali. Afferenze estero-propriocettive provenienti dalla pianta dei piedi ed informazioni sensitive visive che segnalano l’orientamento rispetto all’orizzonte, completano le informazioni ambientali necessarie per elaborare una risposta valida e congruente. In presenza di asimmetrie corporee non legate a malattie organiche dell’apparato muscolo-scheletrico, dobbiamo pensare che queste possano provenire unicamente da un’alterata informazione recettoriale periferica. Dobbiamo cioè pensare che esistano informazioni non univoche o congruenti provenienti dai comuni recettori posturali, gli esocettori o i propriocettori della pianta dei piedi ad esempio, che ci sia una mal-funzione di questi recettori che provocano un disordine di informazioni che portano come conseguenza diretta, un disordine di tensioni muscolari e legamentose, quindi asimmetrie corporee. In questa visione è possibile avere una identificazione eziopatogenetica delle sindromi disfunzionali dell’apparato locomotore, ed instaurare una terapia specifica di stimolazione neurorecettoriale che, di fatto, riporta alla normalità la capacità di lavoro del sistema antigravitazionale, eliminando gli ipertoni muscolari e le asimmetrie corporee, queste ultime causa di sintomi dolorifici e riduzione funzionale delle articolazioni in un numero sempre crescente della popolazione mondiale. Secondo il “National Institute of Occupational Safety and Health” (NIOSH), le affezioni croniche aspecifiche della colonna vertebrale, sono al secondo posto nella lista dei dieci problemi di salute più rilevanti nei luoghi di lavoro, essendo di frquentissimo riscontro presso collettività lavorative dell’agricoltura, dell’industria e del terziario. Esse, sotto il profilo della molteplicità delle sofferenze, dei costi economici e sociali indotti, quali assenze per malattia, cure, cambiamenti di mansioni o addirittura di lavoro, invalidità, rappresentano uno dei principali problemi sanitari nel mondo del lavoro. Nachemson (1991) riferisce che in Svezia l’inabilità permanente conseguente a patologie della colonna lombo- sacrale, nel periodo 1952-1987, è aumentata del 6000%, con un incremento massimo attorno al 1980, in coincidenza con la nuova legge svedese sulle malattie indennizzabili. Simile andamento è stato segnalato da Fordyce (1985) negli Stati Uniti, con un incremento degli indennizzi pari al 2700% nel ventennio dal 1956 al 1976. Sempre negli Stati Uniti, approssimativamente il 10% dei lavoratori con lombalgia cronica assorbono il 65- 70% dei costi di tutti i risarcimenti annui. Come si può vedere, l’impatto sociale ed economico di tali patologie disfunzionali è estremamente rilevante. |
|
|
||||||
|
|
||||||
|
||||||
|
|